19 Giugno 2017

Fiaba teatrale

Written by Lorenzo Di Matteo, Posted in Testi teatrali

Grutter Bunt

Personaggi:

Grutter, giovane boscaiolo
Salpidéa, sua sorella, ha un orologio da taschino
Matrigna, donna amante del potere
Calina, sua figlia, bella
Milina, altra figlia, bella
Cenerentola, giovane servetta di casa
Fatslaff, tuttofare del re, razzista
Gregoria, tuttofare del re, razzista
Principe, molle figlio di Re
Fata, tra le nuvole
Voce e braccia di Petrone, fratello di Grutter
Voce e braccia di Brontino, fratello di Grutter
Voce e braccia di Cercope, fratello di Grutter
Voce e braccia di Ippaso, fratello di Grutter
Voce e braccia di Democede, fratello di Grutter
Dama Oca 1
Dama Oca 2

Nota: i personaggi e il tono di questa fiaba teatrale sono grotteschi, ma solo se consideriamo questa parola come l’esasperazione di un carattere o di una qualità, fino a renderla buffa o commiserevole. Come nel caso di Fatslaff e Gregoria che sono due ferventi razzisti. Quindi l’indagine registica e attoriale che approdi alla macchietta o al clichè si allontanerà dalla volontà dell’autore, che è invece quella di ricercare la verità nel suddetto grottesco.

 

Prologo
Il sogno di Grutter

Buio. Musica (“Nell’antro della montagna” di E. Grieg). Luce. Prato davanti casa Bunt. Grutter dorme a terra. Entrano in scena uno dopo l’altro tutti i personaggi della storia (tranne Cenerentola e Salpidèa), muovendosi con ritmo sempre crescente, divenendo l’incubo di Grutter. Entra Cenerentola, che scaccia via tutti quanti. Rimasta sola con Grutter, lo guarda con intenzione benevola. Poi esce. Grutter si sveglia di soprassalto. Fine musica.


Scena 1
Sulla collina, davanti la casa dei fratelli Bunt

Entra Salpidéa

Salpidéa: (colpendo Grutter) svegliati, Grutter! E’ quasi pronto il pranzo! (guarda l’orologio) E’ quasi l’una! (rivolta alla quinta) Petrone, Petrone!
Grutter: si, si…
Salpidea: (a Grutter) si, si, che cosa? Svegliati, alzati!
Grutter: ho avuto come un incubo…
Salpidea: hai avuto come un incubo… O era un incubo o non era un incubo! (rivolta alla quinta) Petrone!!
Grutter: come un incubo, Salpidèa… dove sono gli altri?
Voce dei fratelli: (anche a soggetto) siamo qui, mica dormiamo, mica perdiam tempo, eh!
Salpidea: i tuoi fratelli ti hanno messo là le fascine di legna. Devi portarle tu giù in paese…
Grutter: ah, si…
Voce dei fratelli: (anche a soggetto) ah si, ah si! La legna, cavolo, la legna, portala, valla a portare. Scendi dalla collina, eh!
Salpidea: Zitti! E’ quasi l’una, mancano 8 secondi, Petrone!!!

Da una quinta sbuca il braccio di Petrone che regge un tamburo, conto alla rovescia, un colpo sul tamburo. Esce il braccio di Petrone.

Salpidea: sbrigati, Grutter! (Grutter si alza e va a prendere le fascine; intanto Salpidèa, al pubblico) Noi qui teniamo le ore dispari. Giù a valle, al paese, tengono le ore pari, capito? Su una delle torri del paese c’è un orologio, che suona solo le ore pari, solo le pari, capito? E allora i miei fratelli, per volontà del re, dato che siamo orfani, suonano col tamburo le ore dispari, capito? E ci pagano, poco, ma ci pagano. Così giù a valle sanno che ore sono. E quassù sulla collina noi intanto ci arrangiamo con la legna, le galline e facciamo quel che si può. Petrone (esce il braccio dalla quinta e saluta il pubblico) suona l’una del giorno e della notte, Brontino (idem) le 3 di notte e del giorno, e quindi Grutter le 5 del pomeriggio e del mattino. E quindi poi le 7, mattina e sera, sono di Cercope (idem), le 9 sono di Ippaso e le 11 del giovane Democede!

Grutter inizia a camminare con le fascine, scende a valle.

Salpidèa: Grutter aveva fatto un sogno strano, ma a noi non aveva detto nulla…

Musica (Prima Promenade per pianoforte da “Quadri per un’esposizione” di M. Mussorgsky)
Scena 2
Davanti la casa della Matrigna

Grutter arriva davanti la casa della Matrigna.
Bussa alla porta. Pausa. Bussa di nuovo. Pausa.

Voce di Cenerentola: (tossisce forte) chi è? (tossisce)
Grutter: sono il boscaiolo, porto la legna.
Voce di Cenerentola: (breve pausa) la legna…
Grutter: si, la legna…(pausa) la legna (la Voce da dentro tossisce forte. Pausa) La legna!
Voce di Cenerentola: (breve pausa) la legna… (sospira, tossisce, breve pausa, apre la porta, entra con uno scopettino in mano)
Grutter: salve, lei è la signorina…
Cenerentola: (tossisce, guarda Grutter, colpo di fulmine) prendo io la legna…
Grutter: ma è pesante… l’aiuto…
Cenerentola: no. E’ mio compito.
Grutter: è una legna molto rugosa, si farà male alle mani, servono dei calli come questi, per prend… (Grutter gli mostra le mani callose, Cenerentola fa altrettanto. Grutter rimane stupito) Beh, però servono i muscoli, insisto per aiutarla. Poi sembra anche malaticcia.
Cenerentola: (prende Grutter per la maglia, come per alzarlo) è mio dovere, se non lo faccio quelle là mi daranno da lavare pure i soffitti e il tetto di questa maledetta casa.
Grutter: non capisco… cosa vuole dire?
Cenerentola: dammi del tu, se no mi picchiano!

Musica (Samuel Goldenberg e Schmuyle da “Quadri per un’esposizione” di M. Mussorgsky). Entra la Matrigna, Cenerentola si blocca e guarda a terra. Grutter le fa un mezzo inchino. La Matrigna lo fissa. Pausa.

Matrigna: Vi prego di scusare Cenerentola, è sporca perché non ha alcun senso estetico. Ella non legge libri, non conosce il bello, sta tutto il giorno a pulire e basta.
Cenerentola: (a parte a Grutter) non mi fanno leggere!
Matrigna: capisce, signore, ella è una illetterata. Noi glielo diciamo sempre. Vero Cenerentola? (Cenerentola fa si con la testa) Lei che ne pensa, signor?
Grutter: Grutter, Grutter Bunt, signora. Io penso, ecco… non saprei…
Matrigna: non dovrebbe leggere questa giovane, studiare, impegnarsi?
Grutter: certamente! (a Cenerentola) Signorina, nelle pause tra una pulizia e l’altra almeno leggetela, ehm, leggila una paginetta, no? (la Matrigna si inquieta) Ho detto leggila, leggila, le ho dato del tu!
Matrigna: non le dia mai del lei. Lei invece legge? Per esempio Aristotele?
Grutter: beh, ecco, io sono uno dei sei fratelli delle ore dispari (indica la collina) e a noi ci tocca pure spaccar la legna per campare. E’ complicato sa! Lassù sulla collina tutto il giorno. Mi sa che alcune lettere dell’alfabeto me le confondo pure.
Matrigna: quindi sei un illetterato! Non conosci per nulla l’arte.
Grutter: a parte l’arte che Dio ci ha mostrato qui con le colline, i fiumi, ecco io credo proprio di no.
Matrigna: lei è come questa qui!
Cenerentola: (a parte a Grutter) aiutami! Questa donna non è morta nemmeno con l’arsenico ieri, solo un lieve mal di testa le è venuto.
Grutter: io sono come questa qui, che vuol dire?
Matrigna: si, le sto chiedendo, è lei un rozzo ignorante?
Grutter: (breve pausa) io sono un orfano, signora.
Cenerentola: (a parte a Grutter, a viva voce) anche io…

Scena 3
Ancora davanti la casa della Matrigna

Da una quinta di sinistra entrano Calina e Milina, rumoreggiando e canticchiando. Tornano da scuola. Infastidiscono Cenerentola con schiaffetti e spettinandola, finché lei non cambia posizione, avvicinandosi a Grutter, che ormai ama.

Calina: salve madre!
Milina: salve, oggi gran giornata a scuola!
Matrigna: cosa è accaduto di così grandioso figlie mie?
Calina: il professore ha detto che le nostre poesie erano le migliori!
Milina: si, le migliori. Io sarò scrittrice, medico, poetessa, architetto, avvocato e biologa, madre!
Matrigna: si, certo, lo sarai, lo sarai! Sarete tutto ciò che vorrete! E ora recitate a questo incolto le vostre poesie, infondetegli un po’ di bellezza, come foste L’Uno di Plotino (lo indica in alto, tutti lo guardano) che emana la luce sugli alberi storpi (indica Cenerentola, tutti la guardano).
Calina: dobbiamo recitarle a questo qua? E perché?
Milina: perché vorresti recitarla a Cenerentola la poesia? (Milina ride, Calina fa un sorriso ampio e cattivo a Grutter) Comincio a recitare i miei versi, stai a sentire tu… com’è che ti chiami?
Grutter: Grutter, signorina, sono quello che dalle montagne vi suona le ore disp…
Milina: (interrompendolo) io invece mi chiamo Milina. Ecco i miei versi:

Plin plin plin
Cade la pioggia
Plin plan plosh
Schiaccio il rospo
Scric scrac scroc
Ho ucciso il principe
Tra là là
Cade la pioggia ancor.

Matrigna: (battendo le mani) che meraviglia, che lucidità d’intenti, quanto Sturm und Drang si sente, (a Grutter) vero?
Grutter: si! (a Milina) Lei signorina Milina, lei è davvero come Sturmundrang! (La Matrigna e le sorellastre lo guardano male)
Calina: ma sentite i miei versi, sentili anche tu, Cenerospola. Sentili anche tu, boscaiolo. (mentre la recita, Grutter pian piano se ne innamora)

Oh, oh oh, oh!
Si, si, si, ancora, si!
Dico così alla vita,
di scorrermi fuori
e dentro.
Di avvolgermi.
Scuotermi.
Oh, oh oh, oh!
Si, si, si, si, ancora, si.

Matrigna: (batte le mani, Grutter la segue) che meraviglia, Calina, (a Grutter) vero?
Grutter: (estasiato) si, si, si…
Matrigna: anche lei non ha parole, vero?
Grutter: vero, vero…
Matrigna: Milina, ti prego aiutami di là a sistemare i libri di filosofia morale, non trovo più quelli di Aristotele!
Milina: intendi l’Etica Nicomachea e l’Etica Eudemia, mammina? Forse li ha presi Cenerentola per accendere il fuoco!
Matrigna: questa Cenerentola non capirebbe neanche il Manuale di Epitteto, neanche i pensieri di Marc’Aurelio…
Milina: (ammiccando alla Matrigna) neanche i presocratici!
Matrigna: bah, i presocratici, quante piccolezze… Calina, per favore, nel dubbio che Cenerentola li abbia bruciati, percuotila abbastanza forte con uno di quei bastoni caduti. Per 12 volte, come le Categorie di Aristotele. Noi intanto andiamo di là. Solo sulle natiche e sulle cosce. La sua schiena ci serve ancora. E paga il signor Grutter (le da un sacchetto). Tra poco arriva la sarta con i vostri vestiti. (a Grutter, uscendo con Milina) Stasera al palazzo del re c’è un ballo ed io con le mie due figliuole siamo invitate. Il principe cerca una moglie.

Intanto Calina prende uno dei bastoni portati da Grutter e picchia Cenerentola. Ad ogni colpo ricevuto Cenerentola urla sottovoce contorcendosi in slow motion. Grutter fissa Calina.

Calina: che cosa ti guardi?
Grutter: no, niente, mi scusi è che stamattina ho fatto un sogno.
Calina: (metallica) mi interessano molto i tuoi sogni.
Grutter: dice davvero?
Calina: (c. s.) davvero.
Cenerentola: (con trasporto) a me interessano i sogni.
Calina: (c. s.) zitta! (la percuote un’ultima volta. Cenerentola si alza e dolorante si nasaconde dietro Grutter) Le abbiamo insegnato a implorare e urlare sottovoce, perché la mamma ha le orecchie delicate. Ah, tieni i tuoi soldi, signor… com’è che ti chiami?
Grutter: Grutter. Grutter Bunt. Sono quello che, con i mie fratelli...
Calina: tenga pure il resto.
Grutter: (imbambolato, non prende i soldi) …suoniamo le ore dispari…
Calina: li vuole i soldi?
Grutter: si, grazie, signorina Calina. (li prende)
Calina: arrivederci.
Grutter: io spero di poterla rivedere, prima o poi.
Calina: quando ci riporterà la legna, ci rivedremo; se sarò in casa.
Grutter: io dicevo, volevo dire, ecco, magari in una occasione… diversa. (Pian piano si avvicina a Calina)
Calina: quale occasione?
Grutter: magari una passeggiata nella piazza…
Calina: ma cosa le salta in mente? Io non potrei mai. Io leggo Aristotele!
Grutter: una piccola passeggiata, pochi metri…
Calina: neanche un passo.
Grutter: allora potremmo vederci e rimanere così (le cinge le spalle con un braccio e rimane immobile) in piedi a parlare, guardare le colline, il fiume…
Calina: (scacciandolo) senta, Grutter, io mi vedrei volentieri con lei solo se un uccello mi estirpasse prima un occhio e poi l’altro. Anzi, in quel caso la sposerei. (breve pausa) Ma stasera il principe sceglierà me al ballo. (esce)
Grutter: arrivederci. (Calina esce. Grutter rimane colpito, ci pensa su. Poi al pubblico, incisivo) C’è qualche speranza, non so ancora cosa fare, ma c’è qualche speranza. Mi ha detto del ballo perché vuole che faccia qualcosa! E’ così bella, scrive poesie, è figlia di una gran signora. (all’improvviso schifato) Ha detto questa cosa degli uccelli, che le staccano gli occhi. E’ una cosa orribile, ma l’ha detto solo per vedere quanto posso amarla. Ora devo pensare a cosa fare… (esce correndo. Cenerentola lo guarda triste, sospira, tossisce, esce…)


Scena 4
 Ancora davanti la casa della Matrigna

Musica (Balletto dei pulcini nei loro gusci, da “Quadri per un’esposizione” di M. Mussorgsky) Entra la fata, goffamente.

Fata: la zucca diverrà una carrozza, il cane diverrà un topo e lo zucchero neve e la neve zucchero! E così tutti potranno vivere felici e contenti e forse al ballo di stasera la magia gialla diverrà verde e il principe gioirà! Ma la magia verde diverrà acida come l’aceto. L’acido aceto che sgocciola gocciolante giù giù giù e… gli uccelli che arriveranno dall’alto, furiosi…

Entra Salpidea.

Salpidea: fuori!
Fata: ma io devo trasformare le zucche, fare le carrozze e le colline farle diventare di nuvole e le nuvole colline, i fiumi nastri blu e  devo fare un vestito!
Salpidea: che vorresti fare?
Fata: aiutare Cenerentola, lassù in cielo mi hanno chiesto di aiutarla!
Salpidea: (con un gesto chiaro) la vedi qui Cenerentola?
Fata: (si guarda in giro a lungo, perdendosi) no!
Salpidea: devi venire dopo. Fuori.
Fata: allora tornerò dopo, a omaggiare e starnazzare con le colline nuvolose e il cielo collinoso, la magia…
Salpidea: fuori. (la Fata esce. Al pubblico) Mio fratello Grutter quel giorno aveva un’altra consegna, proprio al palazzo del Re. E si era invaghito di quella Calina, capito? Io non ero lì per consigliarlo, ma tanto sapete come vanno queste cose, Grutter era diventato una falena e Calina la luce più accecante. (guarda l’orologio, verso una quinta) Brontino, Brontino!
Voce di Brontino: eh?!
Salpidea: sono le 3, mancano 10 secondi! (da una quinta di sx esce il braccio di Brontino, da dietro tutti i fratelli contano da dieci fino al colpo di Brontino, che poi esce)


Scena 5
Davanti il palazzo del Re/Casa della Matrigna

Questa scena è doppia:
A sinistra: Fatslaff, Gregoria e Grutter.
A destra: Matrigna, Calina, Milina e Cenerentola.
Dapprima entra Grutter con la legna. E’ arrivato presso il palazzo del re. Si guarda in giro. Si affaccia prima Fatslaff, sta pulendo l’argenteria, che poi rientra. Poi si affaccia Gregoria, sta pulendo anche lei l’argenteria, che subito rientra. Così un po’ di volte, finché i due non riconoscono Grutter.

Fatslaff: (ridendo a bocca aperta insieme a Gregoria) salve, caro caro caro caro Grutter! Benvenuto al palazzo del re!
Gregoria: caro, caro caro! E noi che pensavamo che tu fossi un…
Fatslaff: un crimero…
Gregoria: o un nerbero…
Fatslaff: e invece non sei né un nerbero né un crimero.
Gregoria: Grutter caro caro caro! Ma che bella legna che ci porti, legna di albero, vero?
Grutter: certamente…
Fatslaff: che domande fai, Gregoria! Certo che è di albero! Puoi pensare che il caro caro caro Grutter ci porti legna non di albero! A noi che siamo i fedelissimi servitori del re!
Gregoria: è vero, è vero! Lui mica è uno sporco crimero o un ladro nerbero! Grutter, caro caro caro, sempre dell’ottima legna! Il re sarà contento. Una legna che solo le tue brave mani sanno tagliare con tanta cura. Bravo, Grutter, e come stanno i tuoi fratelli? I fratelli Bunt!
Grutter: tagliamo la legna, suoniamo le ore dispari…
Gregoria: ma cos’hai, sei pensieroso, qualche luce s’è accesa in te, eh Grutter? O s’è spenta?
Grutter: beh ecco io… niente…
Fatslaff: scarichiamo la legna, stasera la sala del ballo dovrà essere ben riscaldata, mica vogliamo far prendere un malanno alla futura moglie del principe! (eseguono).

A destra entra Cenerentola coi due vestiti delle sorellastre.

Cenerentola: (alla sarta che è fuori) dici belli? Si, sono carini… beh, è il tuo lavoro, almeno carini devono essere… non chiederli a me i soldi! Non li indosserò mica io questi vestiti! Chiedili alla mia matrigna, lei ha sempre i soldi con sé, e non muore neanche con l’arsenico!

Appoggia i vestiti su due sedie. Li guarda, si arrabbia. Strappa un bottone al vestito di Milina. Sente dei passi e la Matrigna che dice: “Tieni i tuoi soldi”. Si mette in bocca il bottone. Entra la Matrigna:

Matrigna: (sistemandosi il borsello. Poi guarda i vestiti) soldi ben spesi, un ottimo investimento. Il fine giustifica i mezzi, per aspera ad astra, vero Cenerentola? (non risponde) Vero? (non risponde) Non hai parole a sufficienza nel tuo ristretto vocabolario per rispondermi? Non capirai mai la grandezza di Machiavelli, tu? Noi invece abbiamo a che fare con il Principe (ride tanto e a lungo, poi diventa seria di colpo. A Cenerentola). Ho fatto una battuta: ridi! (non ride, tenta di sorridere) Tu mi nascondi qualcosa…

Entrano le sorellastre, rumorose, guardano estasiate i vestiti, Cenerentola esce di corsa.
Le sorellastre iniziano a indossare i vestiti.

Fatslaff: (con un legno in mano) una legna meravigliosa! Di che albero è? Dev’essere un albero strepitoso!
Grutter: un castagno, come sempre.
Fatslaff: il castagno, che albero! Ci da le castagne e pure la legna! E poi d’estate anche un riparo dal sole, perché è molto frondoso, vero Grutter?
Grutter: si…
Gregoria: che albero il castagno, che meraviglia! Ringraziamo il re per i castagni.
Fatslaff: quanti crimeri e nerberi abbiamo sconocchiato con il castagno… quanto sangue…
Gregoria: ma oggi niente frustate, Fatslaff, tutta questa legna ci servirà per il ballo qui a palazzo. (ridacchiano)
Grutter: io, ecco, Fatslaff, Gregoria… io volevo….
Gregoria e Fatslaff: tu volevi…
Grutter: io vorrei…
Gregoria e Fatslaff: tu vorresti…
Grutter: andare al ballo! (Gregoria e Fatslaff si guardano. Breve silenzio, poi scoppiano a ridere)
Gregoria: tu al ballo! (ride)
Fatslaff: un boscaiolo che balla col principe! (ride) Mi concede questo ballo Lady Gregoria?
Gregoria: ma certo Sir Fatslaff! (ballano sguaiati)
Grutter: (tutto d’un fiato) è che mi sono innamorato di Calina! (Fatslaff e Gregoria si bloccano e diventano seri per la prima volta). Vorrei andare al ballo, se possibile… datemi un vestito, ne avrete tanti, tanti! Mi sono innamorato, mi sono innamorato di Calina. E lei sicuramente verrà qui a palazzo!
Gregoria: Calina? Sei proprio sicuro di esserti innamorato di lei?
Grutter: si!
Gregoria: e lei?
Grutter: lei mi amerà.

Pausa

Gregoria: se questo è il tuo desiderio, dato che non sei un nerbero né un crimero… vado a prenderti un vestito. (esce. Fatslaff fissa circospetto Grutter, che invece guarda perso e sorridente davanti a sé.)

Calina: stasera il principe mi sverrà ai piedi.
Milina: lo spero per te.
Calina: perché tu non vuoi che ti sposi? Non vuoi regnare?
Milina: a dire il vero no! Mamma lo vuole! Io invece voglio essere medico, scrittore, biologo, architetto, musicista, poeta… magari anche generale dell’esercito, ma non voglio fare la principessa.
Calina: e allora che vieni a fare al ballo, Milina?
Milina: per far contenta mamma. E poi magari c’è qualche biologo, poeta, medico, antropologo, scultore, scrittore al ballo! (pausa. Milina si accorge che manca un bottone) Oddio, oddio, mi manca un bottone! Non c’è, andiamo a frustare la sarta!
Calina: vedrai che è stata Cenerentola, come ieri con l’arsenico. Vado a picchiarla (prende una stampella ed esce furiosa. Appena è fuori si sente un urlo di Cenerentola).

Pausa. Milina piange.

Fatslaff: io mi ricordo della madre di Calina e Milina. (entra la Matrigna col bottone nascosto in una mano) Da giovane sposò un riccone, fece due figlie in due anni e poi il marito morì, da un giorno all’altro. Così: un giorno l’ho visto e stava bene, quello dopo… morto. (La Matrigna ride) E s’è presa tutti i soldi.
Grutter: (ancora con lo sguardo perso) non vedo l’ora di andare al ballo… chissà cosa le potrò dire, cosa potrò dirle?

Matrigna: figlia, figlia mia. Calina ha picchiato sulle natiche e sulle gambe Cenerentola e in tasca le abbiamo trovato questo. (mostra il bottone) E’ un po’ bagnato, ma s’asciugherà.
Milina: o meno male, meno male! Grazie!
Matrigna: so che ci tieni ad andare al ballo!
Milina: si, certo…
Matrigna: solo una donna da sola può allevare due figlie così belle, radiose, aristoteliche! Andiamo a prendere ago e filo, la tua mamma ti aiuterà… (escono)

Gregoria: ecco il vestito!
Grutter: grazie! E’ molto bello! Ma di chi è, mica l’avrete rubato al re?
Gregoria: ma no, è un vecchio vestito! Spero ti stia bene.
Grutter: posso prenderlo davvero?
Gregoria: è tuo.
Grutter: andrò al ballo… ma come farò a entrare?
Gregoria: (tira fuori dalla tasca un biglietto) ecco, prendi questo: è un invito per stasera!
Grutter: grazie, vado a casa a prepararmi.
Gregoria: io e Gregoria saremo i camerieri al ballo.
Grutter: a stasera. (esce)
Fatslaff: ma perché gli hai procurato il vestito?
Gregoria: lo voleva tanto…
Fatslaff: si, ma quella ragazza non fa per lui. E’ bella, ricca…
Gregoria: l’importante, Fatslaff, è non far entrare i crimeri e i nerberi a palazzo.
Fatslaff: su questo concordo, Gregoria, quelli vanno scorticati!
Gregoria e Fatslaff ridono sguiatamente. Escono.


Scena 6
Davanti la casa della Matrigna

8 rintocchi dalla torre del paese.

Cenerentola: Sono le 8! E quelle tre streghe sono andate al ballo in carrozza! Povera me, povera me, povera me. (tossisce) Cos’altro dovrei fare? Ho anche staccato un tacco dalla scarpa di Calina, ma la mia matrigna aveva la colla pronta, come se lo sapesse… mi fanno male le natiche e le gambe, ma vedranno prima o poi che io, altro che Cenerentola, io, io, io… (piange. Entra la Fata: stessa musica della prima entrata, simili movimenti)
Fata: ma che cosa piangi a fare come un draghetto che sembra un’oca, ma un’oca di quelle che poi volano fino alla Luna?
Cenerentola: (tossisce) e tu chi sei?
Fata: una fata che fateggia!
Cenerentola: una fata? E sei qui per aiutarmi?
Fata: vuoi andare la la la al ballo?
Cenerentola: si!
Fata: vuoi un vestito nuovo la la la con delle belle scarpette d’argento?
Cenerentola: si!
Fata: vuoi una la la la carrozza nuova?
Cenerentola: la la la si!
Fata: e tutto questo per conquistare il principe, vero?
Cenerentola: no!
Fata: come no! Non vuoi il principe?
Cenerentola: io, beh, non lo so. Non avevo pensato al principe, neanche lo conosco… però c’è un boscaiolo che… ma io, ecco, voglio uscire da qui, odio questa casa.
Fata: mm, ti aiuterò, si, ma a una condizione: che da domani non cercherai di uccidere nessuno con l’arsenico!
Cenerentola: (col sorriso, imbarazzata) ma quella era una dose per un mal di testa! Un piccolo mal di testa!
Fata: e va bene, va bene, va bene!

Vestito ito ito
Mostrati dai
Esci dal sogno
Diventa realtà

(entra magicamente un vestito)

Scarpine ine ine
Mostratevi dai
Uscite dal sogno
Diventate realtà

(entrano magicamente due scarpine d’argento)

E infine, una terza magia, perché uno spirito di lassù (indica il cielo) me ne ha chiesti appunto tre!
Carrozzetta etta etta
Mostrati dai
Esci dal sogno
Diventa realtà

Breve pausa. Si sente nitrire da fuori. Rumori di zoccoli. In un crescendo. Poi silenzio.

Fata: la carrozza t’aspetta giù.
Cenerentola: grazie, davvero grazie!
Fata: ora vai a lavarti il viso e preparati! Questa magia, ricordati Cenerentola, durerà fino a mezzanotte!
Cenerentola: poi cosa accadrà?
Fata: la mia magià svanirà nell’aria, tutto questo non ci sarà più! Come lo zucchero nell’acqua mentre le nuvole si scuotono sulle colline e gli uccelli beccano via gli occhi e…
Cenerentola: (interrompendo) grazie, mi vado a cambiare, se no faccio tardi al ballo!

Escono da punti diversi

 Scena 7
Fuori casa di Grutter

Entra Salpidea con un pettine in mano.

Salpidea: avevo cercato di dare un bell’aspetto a mio fratello Grutter. Noi non siamo abituati alle feste da ballo. Nessuno conosceva Calina, nessuno l’aveva mai vista né sentita, capito? Grutter balbettava dall’emozione, non l’avevo mai visto così… pensammo tutti che questa Calina dovesse essere una ragazza dolce, meravigliosa e gentile, capito? (pausa)… Grutter ci salutò e corse giù a valle, col cuore già nella sala da ballo… (guarda l’orologio) sono le 9! Ippaso, Ippaso!
Voce di Ippaso: ecco, ecco…

Esce il braccio di Ippaso, 9 colpi di tamburo


Scena  8
Sala del ballo

Musica (Opera 119 n.4, J. Brahms): Fatslaff e Gregoria sono davanti alla porta di ingresso, l’uno a sinistra, l’altra a destra. Il principe e si aggira annoiato per il salone. Entrano due dame che si siedono vicine a sinistra. Le due dame ocheggianti si siedono dopo poco vicine.

Principe: (a parte) anche questo salone sarà tutto mio. Ogni cosa. Sarà complesso governare tutto quanto…Ma ora godiamoci questo ballo, trovare una ragazza da sposarsi è così noioso. Ma magari ne trovo una decente. Qui sarà tutto mio.

Dama oca 1: quanta gente!
Dama oca 2: che esagerazione!
Dama oca 1: quanta gente!
Dama oca 2: che sperpero!
Dama oca 1: ci sono venti camerieri!
Dama oca 2: e duecento invitati!
Dama oca 1 e Dama oca 2: (guardandosi) troveremo marito stavolta?

Entra Cenerentola, cambia la musica (Op. 70, n. 1, F. Chopin). Il principe vede Cenerentola. Colpo di fulmine per lui, grandi manifestazioni di stupore. Le chiede di ballare, lei acconsente, ma non ne ha alcuna voglia. Ballano.
Arriva Grutter, spaesato. Gli abiti non gli stanno bene, lo stringono al cavallo dei pantaloni. Saluta con un gesto Fatslaff e Gregoria, che ricambiano formalmente. Tiene l’invito in mano. Gregoria glielo prende. Grutter indietreggia per uscire: Fatslaff e Gregoria lo prendono e lo buttano dentro. Cenerentola lo vede e di tanto in tanto cerca di farsi notare, non vista dal Principe. Grutter non riconosce Cenerentola.

Fatslaff: (indicando col mento Cenerentola) ma chi è quella ragazza?
Gregoria: una ragazza.
Fatslaff: lo vedo da me che è una ragazza.
Gregoria: è una ragazza carina.

Dama oca 1: strani gusti questo principe!
Dama oca 2: non mi far parlare che è meglio!
Dama oca 1: strani gusti questo principe!
Dama oca 2: (pausa) non mi far parlare che è meglio!

Grutter: (dopo essersi guardato intorno) Ma dov’è Calina?

Cambio musica (Danza dei Cavalieri di S. Prokofiev): durante lo svolgimento di quest’ultima la scena volgerà al termine. Entrano la Matrigna, Calina e Milina. Consigliata una coreografia con movimenti all’unisono. Grutter fissa a bocca aperta Calina. Le tre si fermano.

Calina: (alla madre e alla sorella) chi è quella?
Matrigna: non lo so, ma guarda che situazione di cattivo gusto. Quell’esserina lì in confronto a voi è niente figlie mie.

Milina: (va a chiedere alle due dame oche, poi ritorna) nessuno sa chi è, quella ragazza è arrivata poco fa e da allora il Principe vuole ballare solo con lei.
Calina: io, io, io…
Matrigna: non vi perdete d’animo figlie mie (Milina si va a sedere tranquilla, Calina rimane rigida), il principe sceglierà senz’altro una di voi… quella è una sciacquetta…
Calina: ma chi può essere?
Milina: nessuno lo sa.

Calina rimane sola a centro-palco. Grutter prende coraggio e le si avvicina.

Grutter: buonasera, Calina. Sono Grutter, Grutter Bunt. Come va? Lei balla benissimo. Io invece non sono capace, ma lo farei volentieri… però questi abiti non sono proprio della mia taglia…Fa caldo qua dentro. Il principe sembra aver scelto la sua dama, forse la sua futura moglie. Quella ragazza minuta con le scarpe d’argento. Sono gusti, così si dice no? Sono gusti. C’è chi apprezza le ragazze minute, a me invece, a dire il vero… Io preferisco altro, amo… No, no, non intendo che lei sia grassa Calina, anzi lei è nel fiore. La musica è bella qui, e io volevo dirle che ho fatto di tutto per poter venire qui al ballo per… per poterle esprimere tutto il mio amore!

Calina: (si volta verso Grutter, incisiva, definitiva) con questo vestito sembri un pagliaccio. Ma tu sei un pagliaccio. Prova ad andare a un circo. (sorride, pausa) Ma quando un uccello mi strapperà via gli occhi ci sposeremo, te l’ho promesso, boscaiolo (raggiunge la madre e la sorella).

Grutter rimane rigido, barcolla. Gregoria e Fatslaff accorrono e lo sostengono.


Buio


Scena 9
Fuori del palco

Luce, in scena Grutter

Grutter: (alla sorella, togliendosi i vestiti del ballo, risoluto) che stupido che sono stato a credere di poter amare Calina. Io non sono né un pagliaccio né un figlio di re, so tagliare la legna io, so costruire gli spaventapasseri, so strozzare le galline… ma come ho fatto a pensare di poter amare Calina.
Salpidea: (entra) ma sai anche raccogliere i fiori e fare un bel mazzo. (esce)
Grutter: i fiori… un bel mazzo… (esce)


Scena 10
Davanti casa di Grutter

Voce di Brontino: intanto passa…
Voce di Cercope: il tempo…
Voce di Ippaso: dal ballo…
Voce di Democede: il tempo…
Voce di Petrone: intanto passa…
Voce di Cercope: il tempo…
Voce di Ippaso: dal ballo…
Voce di Democede: il tempo…
Voce di Petrone: intanto passa…
Tutti: il tempo, dal ballo, il tempo, intanto passa…

Entra Salpidea

Salpidea: ecco la legna.
Tutte le vocie dei fratelli: (a soggetto le voci possono ripetere questa e le altre frasi che seguono) Grutter è pronto?
Salpidea: spero di si, deve portare la legna giù a valle!
Tutte: ma che sta facendo?
Salpidea: non lo so, però stamattina l’ho visto più sereno…
Tutte: era triste per il ballo.
Salpidea: eh si.
Tutte: perché non sa ballare?.
Salpidea: ma no, ma che avete capito!

Entra Grutter. E’ sereno, in mano ha un mazzo di fiori di campo.

Tutte: per chi sono quei fiori?
Salpidea: (a Grutter) non è che li vuoi portare a…
Grutter: no, no, no… ho deciso che da oggi in poi quando scenderò giù a valle porterò sempre con me dei fiori…
Salpidea: perché?
Grutter: perché sono belli!
Tutte: beh, i fiori sono belli, ha ragione!
Salpidea: la legna è pronta!
Grutter: (prendendo le fascine) bene! Ci vediamo per pranzo!
Salpidea: si, va bene. (mentre Grutter si allontana) E così se incontri una bella ragazza…
Grutter: si, ciao...


Scena 11
A sinistra: davanti il palazzo del re/A destra: casa della Matrigna

Grutter arriva al palazzo del re. Nessuno lo accoglie. Comincia a chiamare a voce sempre più alta Fatslaff e Gregoria, che poi arrivano correndo.

Fatslaff: (sottovoce) buongiorno caro Grutter! Porti la legna, proprio oggi, è?
Grutter: (sottovoce) oggi è sabato. Ve la porto ogni sabato.
Gregoria: (si guarda con Fatslaff, poi a Grutter, sempre sottovoce) tu non sai nulla, eh ragazzo?
Grutter: (sottovoce) che cosa?
Fatslaff: Il principe si sposa!
Grutter: (ad alta voce) E con chi? (Fatslaff  e Gregoria lo zittiscono mettendogli la mano davanti alla bocca e cingendolo)

Entra il principe

Principe: io vado in carrozza. (i tre si ricompongono)
Fatslaff: si, verremo a breve…
Gregoria: sistemiamo la legna e arriviamo!
Principe: come sto?
Fatslaff: benissimo, bellissimo! (il principe fa segno col capo e la mano di continuare) meraviglioso, incantevole!
Gregoria: (il principe continua a fare segno) uno splendore, come sempre! Un vero principe!
Principe: mmh, io vado in carrozza. (esce)

Fatslaff: (sottovoce) tu non sai mai niente perché vivi in collina. La scorsa settimana sei andato via troppo presto dal ballo! A mezzanotte quella ragazza con cui stava ballando il nostro principe è scappata via e nella fretta ha perso una scarpetta d’argento per le scale.
Gregoria: e il grandioso principe ha mandato me e Fatslaff in giro per tutte le case del paese nei giorni seguenti, per capire di chi fosse la scarpa. Io gli avevo detto che per me bastava guardarle in volto, non mi serviva la scarpa: avevo visto quella ragazza minuta ballare, l’avrei riconosciuta!
Fatslaff: mica siamo dei nerberi che pensiamo solo al nostro tornaconto! Noi crediamo nel potente re! E in suo figlio il principe!
Gregoria: abbiamo fatto provare a centinaia di ragazze quella scarpetta, finché siamo andati a casa di Calina e Milina.

Da questo punto: mentre a sinistra la scena è raccontata da Fatslaff e Gregoria, a dx la scena è frammentata: passaggi delle sorellastre, sangue, urla, coltello…

Gregoria: la madre ha costretto Milina a tagliarsi l’alluce, per farsi entrare la scarpa. Io facevo di no con la testa e neanche Milina sembrava apprezzare. Senza alluce la scarpa le entrò e la madre a urlare…

Matrigna: le entra, le entra! Chiamate il principe!
Fatslaff: (a Grutter) una famiglia di isteriche, solo i crimeri urlavano tanto. Poi volle farla provare a Calina, ma quelle ragazze sono robuste, alte, hanno i piedi grossi. Insomma: la madre ha tagliato a Calina un calcagno e ha citato un certo Aristotele per incitarla.
Grutter: e se l’è tagliato?
Gregoria: si, un mare di sangue. Molto più dell’alluce di Milina. La scarpa le entrò poi senza calcagno, e la madre ancora a sbraitare che dovevo chiamare il principe. Una caciara assordante. Delle isteriche! Allora Fatslaff gli ha detto:
 
Fatslaff: (va a destra a parlare con la Matrigna, le due scene si uniscono) le ho già detto prima che non vale con l’amputazione.
Matrigna: (invasata) chiamate il principe!
Fatslaff: no, ho detto no!
Matrigna: (c. s.) chiamate il principe! (esce furibonda)

Gregoria: poi, ecco Gutter, ecco la cosa assurda che accadde.

Si sente tossire, entra Cenerentola. Tutti la guardano. Pausa.

Gregoria: era lei! La riconobbi subito, anche se era vestita di cenci.

Fatslaff e Gregoria provano la scarpina a Cenerentola. Le va a pennello, Cenerentola non ne è entusiasta. La portano in braccia dietro le quinte, poi ritornando:

Gregoria: e tra poco si sposano. Nella cattedrale. Vieni con noi?
Grutter: ma io…
Gregoria: dai, vieni con noi, non capita spesso che un principe si sposi! Potrai donar loro i tuoi fiori di campo! Portali con te! (escono)


Scena 12
Fuori della cattedrale

Musica (Op. 119, n. 4, J. Brahms)
Entrano le Dame Oche.

Dama Oca 1: si sposano.
Dama Oca 2: qui in Cattedrale.
Dama Oca 1: si…
Dama Oca 2: si…
Dama Oca 1: stanotte ho sognato che io…
Dama Oca 2: anche io l’ho sognato…
Dama Oca 1: già…
Dama Oca 2: già…

Entrano Fatslaff, Gregoria, Grutter (coi fiori in mano), e insieme a Dama Oca 1 e Dama Oca 2 si posizionano per accogliere il passaggio degli sposi

Entrano i futuri sposi. Il Principe è sorridente e saluta la folla, Cenerentola si guarda intorno e vede Grutter, gli fa un segno con la mano, lui ricambia leggermente, incuriosito. Cenerentola guarda insistentemente il mazzo di fiori.

Cenerentola: (a Grutter, sottovoce) Grutter…

Gregoria: (agli sposi) la cattedrale è piena di gente che vi aspetta!

Principe: (a Cenerentola) anche la cattedrale è mia…

Tutti applaudono. I futuri sposi entrano nella Cattedrale.

Fatslaff: che bella coppia!
Gregoria: il nostro principe! Ora si sposa!
Fatslaff: quanta bellezza!
Gregoria: quanta felicità!

Musica (Op. 116, n. 7, J. Brahms) Entrano Calina, disperata, Milina, catatonica, e dopo la Matrigna, algida.

Calina: (sbraitando) sono sua sorella, voglio anche io la mia parte! Andiamo a prendercela, Milina. Quella sguattera e perfida Cenerentola ci deve qualcosa! (Calina prende la sorella ed escono dalla quinta del Principe e di Cenerentola)
Matrigna: andate, figlie… andate…!

Fatslaff e Gregoria seguono le ragazze. Guardano dalla quinta.

Fatslaff: guarda! Calina sbraita come una folle!
(pausa)
Gregoria: sono entrati due uccelli in chiesa! (pausa) Uno sta beccando nell’occhio di Milina, l’altro in quello di Calina!
Gregoria e Fatslaff: ommioddio!
(pausa)
Fatslaff: e ora, stanno beccando via l’altro occhio (pausa)
Gregoria: è orribile!
Fatslaff: gli uccelli sono volati via!
Gregoria: alcuni soldati, stanno portando via le ragazze, Milina è svenuta, Calina urla!

Fine Musica. Tutti tranne Grutter guardano la Matrigna. La Matrigna esce.

Gregoria: il matrimonio sta per cominciare.
Fatslaff: vieni con noi, Grutter?
Grutter: no, io resto qui.

Tutti escono tranne Grutter.

Scena 13  
Fuori della Cattedrale

Grutter si siede a terra e guarda i suoi fiori. Pausa.

Voce del Principe: Non mi lasciare, dove vai? Ti prego, rimani qui con me, stringimi! E’ tutto mio…
Musica (“Nell’antro della montagna” di E. Grieg). Entra Cenerentola con l’abito da sposa. Si fa vedere da Grutter. Grutter si alza. Si guardano.

Cenerentola: non mi sono sposata.
Grutter: no?
Cenerentola: sono scappata.
Grutter: e il principe?
Cenerentola: tanto è tutto suo, che gli importa di me.
Grutter: ah si?
Cenerentola: e sono venuta qui.
Grutter: si…
Cenerentola: già…

Pausa

Grutter: e perché sei venuta qui?
Cenerentola: perché un mazzo di fiori così bello non l’avevo mai visto.

Grutter e Cenerentola si guardano imbarazzati e si avvicinano. Grutter le porge i fiori. Cenerentola si muove per prenderli. Buio.

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Lorenzo Di Matteo

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