19 Giugno 2017

Atto unico

Posted in Testi teatrali

Fame di Carne

Personaggi:
Silvana
Rina
Ascanio
Riccardo

Una saletta in fondo al corridoio di una enorme villa. Grande divano blu, mobiletto con ghirigori con sportello, sopra

di questo un vaso per fiori blu, un soprammobile pesante simile a una scatola e un abat jour antica. In fondo alcuni disegni a china, a matita e acqueforti incorniciate e appese con cura.
La sala è in penombra, Rina è seduta ma è quasi invisibile al pubblico data la scarsa luce. Entra Silvana in luce: ha un grembiule e guanti da giardiniere e delle cesoie in una mano. Nell’altra due fiori a gambo lungo e uno a gambo medio.


Prologo
Entra Silvana (Rina è già in scena, seduta in penombra)

Silvana: (grembiule e guanti da giardiniera, ha con sé due fiori a gambo lungo e uno a gambo medio e delle cesoie nell’altra mano. Al pubblico:) tutti mi chiedete sempre la stessa cosa, ormai sono diventata… siamo diventate oggetto di interesse, tanto che mi sono giunte leggende su di me, su come siamo arrivate qui… (mostra lievemente i fiori che ha in mano) ho finito di lavorare per oggi e quindi, come vi avevo promesso, vi racconterò… sono passati alcuni anni… avevamo fame allora. Tutti volevate che ve la raccontassi in poche battute la mia storia, in pochi minuti, ma… non che sia lunga e poi va bene anche a Rina che ve la racconti, ecco… era Carnevale quel giorno, noi lo sapevamo, ma non ci saremmo mai aspettate che nella grande villa dove saremmo andate per… che in quella villa enorme ci fosse una festa – in maschera. Nel salone immenso avevamo sbirciato la situazione, erano tutti mascherati in qualsiasi modo, erano cinquanta… cento… duecento… non lo so… tutti aspettavano che la signora di casa, la padrona di casa, suonasse in quella festa. Il violoncello. Anche il marito avrebbe suonato dopo. Il violino. Prima però sarebbe stata la moglie ad esibirsi. Erano ricchi musicisti, ricchi anche di famiglia. Non avevamo fatto molte ricerche su di loro, ma sapevamo che la nostra scusa per entrare avrebbe fatto presa sul padrone…  e infatti eravamo là in una saletta in fondo al corridoio… il maggiodomo ci aveva fatte entrare e ci aveva fatto un mucchio di domande e… avevamo paura e allora Rina lo colpì forte in testa… C’erano le pareti piene di disegni… disegni come quelli delle illustrazioni della Divina Commedia o dell’Odissea, bianco e nero, acquaforti… (con una punta di imbarazzo, guardandosi le mani) io poi neanche mi sono tolta i guanti (mette i fiori in un vaso della scenografia, che si illumina leggermente, si toglie i guanti e li tiene in una mano con le cesoie). Avevamo fame, soprattutto la figlia di Rina aveva fame, eravamo là per lei. Eravamo là per… cercare la carne… Io ero seduta sul divano insieme a Rina e lei soprattutto era molto tesa… (mette cesoie e guanti nel mobiletto vicino al divano, poi si siede sul divano, c’è già Rina seduta. Rumoreggiare da fuori, Rina e Silvana guardano oltre la porta sulla sx).

Voci da fuori: la signora sta per cominciare a suonare… poi prepariamo le cose da bere, adesso no, si scalderebbero… la signora si è vestita da bambola… che puerile… schhh… beh, però la signora è una bamboletta… però suona bene…
Ma dov’è il padrone? Non lo so, si sarà mascherato, si sarà mischiato nella folla, qualche scherzetto, come sempre… mettiamoci in fondo alla sala, mani lungo i fianchi, volto sereno… senza far rumore…


Scena I

Rina e Silvana: la prima è seduta con una borsa di cuoio sulle ginocchia, la seconda ha dei grandi fogli bianchi in mano (dei quali il pubblico non vedrà mai i disegni).

Musica per solo violoncello – Luce – Silvana e Rina sono sedute sul divano: la prima guarda i suoi fogli arrotolati con leggerezza, accende l’abat jour, mentre Rina è infastidita e sembra cercare una soluzione.

Rina: (concludendo) …e quindi dobbiamo capire subito cosa fare qui… l’unica cosa buona è che in questa stanza non verrà nessuno – per un po’ almeno - siamo in fondo al corridoio, c’è il concerto e se qualcuno volesse…
Silvana: (interrompendo) …questo anche non è male. (breve pausa) È venuto bene il sole, sembra proprio caldo.
Rina: anche la festa di Carnevale ci si doveva mettere in mezzo…
Silvana: (prende un altro foglio, lo srotola) però preferisco la luna qui. (glielo mostra. Rina guarda Silvana per un secondo e non dice nulla. Silvana ascolta per qualche secondo la musica. Pausa. Porge di nuovo a Rina il secondo disegno). E’ bella qui la luna.
Rina: (dopo una fugace occhiata, prende e le ridà il foglio, secca) Silvana, ti prego...
Silvana: guardala, è una luna piena. (grande) Piena di stizza. Per lo schifo di mondo in cui viviamo. Quello che ci ha tolto il lavoro e… proprio il mondo che ci ha costretti (sottovoce) a venire qui a… essere qui, no?
Rina: Silvana, ti prego. Ti prego. La situazione mi sembra già abbastanza un… un grande casino. Potemmo anche andarcene, ma non so se dopo tutto quello che abbiamo fatto… e prima organizzato… non lo so…
Silvana: beh si, c’è questa festa di Carnevale imprevista e l’altro imprevisto pure… (pausa) Questi miei disegni hanno una loro… come posso dire… forse sono un po’ acerbi, però… c’è un’idea forte…
Rina: (interrompendo) sono solo una scusa questi scarabocchi. A noi ci servono i soldi per…
Silvana: (sottovoce) lo so, lo so, Rina.
Rina: la carne, mi serve la carne. Ecco perché non riesco ad andarmene da questo posto!
Silvana: ma vedrai che prima o poi venderemo uno dei miei disegni, (Pausa, Rina tace) non essere dubbiosa, vedrai che ne venderemo uno… per esempio la luna. E’ ben fatto. Secondo me. Questi due che si tengono per mano e la guardano, i pipistrelli intorno al lampione… e questa luna enorme. Forse oggi…
Rina: (interrompendo, fredda)…avremmo potuto portare al padrone di casa anche delle pere, dei limoni, delle penne… qualsiasi cosa. E invece abbiamo portato questi cosi (indica i fogli). Perché il padrone di casa ama questi cosi, lo vedi? (indica i disegni in sala)
Silvana: ho capito, ho capito. Però, in ogni caso, intendo in ogni eventuale fortuito caso, al padrone di casa potrebbe piacere uno dei miei disegni e magari vorrà incorniciarli. Non si può mai sapere! Il mio bianco e nero… funziona…a volte riesco a, non sempre, a cogliere delle sfumature: io lo so disegnare il Cielo… Magari ce li paga bene (breve pausa) Ho portato anche il ritratto di tua figlia.
Rina: (con sorpresa) e quando lo hai fatto?
Silvana: (prende e mostra il ritratto a Rina) l’altro giorno, tu eri uscita a comprare le cose per… (indica la borsa di Rina), ci hai messo tanto e allora ho fatto, così, uno schizzo, mentre faceva il riposino… sembra che dorma tra le stelle, nello Spazio…
Rina: (guardando il ritratto) si… questo non lo vendere...

Silvana acconsente e lo appoggia a terra a lato del divano, lontano dagli altri fogli. Pausa. Silvana fischietta alcune note del violoncello che ancora suona. Poi la musica si arresta. Rina e Silvana si guardano di colpo, poi guardano in direzione della porta a sx e sale in loro l’agitazione. Rina guarda dentro la sua borsa furtivamente. Poi guarda dietro il divano. Lo fa anche Silvana.

Silvana: è finito il concerto?
Rina: non lo so.
Silvana: e se è finito? Che faremo?
Rina: non lo so, faremo qualcosa. Nella mia borsa ho un po’ di… di cose…

Riprende un nuovo brano. Si guardano di nuovo, sospirano.

Silvana: il concerto della signora finirà… poi suonerà il marito… cosa cavolo possiamo fare…


Scena II

Rina: ho tutto quel che serve. E’ tutto a posto, Silvana. La macchina è qui fuori, il coltello gli metterà paura, lo porteremo fuori fischiettando. Gli diremo di stare tranquillo. La festa di Carnevale magari ci sarà d’aiuto, ci aiuterà nella fuga. Lo portiamo al capanno con la macchina. E chiediamo il riscatto (Silvana la guarda attonita). Che è successo? (pausa) Silvana, il piano è semplice. Efficace, stai serena, pronta, che andrà tutto bene. (Silvana ha difficoltà a stare seduta) Silvana, che cosa hai…? Non mi piace la tua faccia, mi devi dire qualcosa? Si tratta del pagliaio? Lo hai verificato il pagliaio nella curva grande? (Silvana non risponde) Non lo hai fatto?
Silvana: l’ho dimenticato.
Rina: (dopo aver guardato Silvana) Non…
Silvana: l’ho dimenticato.
Rina: mioddio… l’abbiamo visto dalla macchina l’altro giorno, ti ho detto: vacci domani e fammi sapere se è tutto a posto.
Silvana: l’ho dimenticato…
Rina: e mi sono dimenticata anche io di chiederti se lo avessi fatto.
Silvana: speriamo che gli piaceranno questi (indica i suoi fogli).
Rina: (ci pensa) andiamocene via.
Silvana: no. Restiamo, ti dico di restare, i miei disegni, te lo dico, Rina, te lo dico: funzioneranno. Ho disegnato la luna, il sole e c’è anche il disegno con la Piccola terra… non ci siamo mai andate sulla Piccola Terra, è tutto frutto della mia immaginazione, le astronavi non sono alla nostra portata, però…
Rina: però?
Silvana: quello t’era piaciuto…
Rina: i tuoi disegni erano solo una scusa per entrare qui dentro! Ho parlato al telefono con il padrone di casa e gli ho detto che avevo dei disegni di una giovane artista…
Silvana: …che sarei io! E volevi mostrarglieli. Il venerdi di Carnevale ti ha dato appuntamento ed eccoci qua… Solo ci poteva dire della festa in maschera e del concerto e che avremmo aspettato così tanto qui… neanche si è visto il padrone, magari è mascherato tra gli ospiti… chissà quando ci riceverà…
Rina: non si sarà neanche ricordato di noi… Il maggiordomo l’ha chiamato, poi ci ha fatto troppe domande, voleva sbirciare i tuoi disegni, sarà mezz’ora che siamo qui… e adesso io con questa corda, io ti ci…
Silvana: (interrompendo) …hai fatto bene a colpire in testa il maggiordomo. (Pausa) Io comunque sono fiduciosa.
Rina: di cosa, Silvana, di cosa diavolo sei fiduciosa?

Silvana le indica i disegni, sorridendo.

Rina: cretina. Cretina, (non sa se strozzarla o darle degli schiaffi) cretina, cretina.

Non la tocca. Pausa. Finisce il brano. Rina e Silvana rimangono basite e immobili. Dalla porta di sx cade il silenzio.

Silvana: ora è finito per davvero.
Rina: forse no.

Pausa lunga.

Silvana: forse si.

Pausa. Inizia un nuovo brano, allegro.

Rina: forse no.

Pausa.

Silvana: io, ecco, volevo tanto dirti del lato positivo, Rina… quel pagliaio, il rapimento. Io e te non siamo quel genere di persone che usano la forza… noi non abbiamo quella forza, anche se noi stiamo cercando della carne a tutti i costi, perché… una bimba, cioè la tua Teresa non può vivere di sola frutta e verdura… come ti hanno detto e…
Rina: Mi vuoi dire qual è il lato positivo?
Silvana: (sillabando) il lato positivo? Te lo dico subito, anche se potrei anche non dirtelo, amica mia. (prende un respiro) E’ che io non sono andata appositamente a controllare quel pagliaio sulla curva dopo che avevamo girato per giorni in campagna, (con maggiore velocità) perché penso che io, che noi, possiamo vendere almeno uno di questi disegni… e che magari qui, in questa villa, ci sia spazio anche per te, magari come giardiniera, hai visto che bel giardino fuori. (Rina si alza, si mette davanti a Silvana, spalle al pubblico, e le dà uno schiaffo sonoro. Silvana quasi piange. Pausa.) Mi dovresti ringraziare, ti ho assecondata finchè ho potuto, ma tu sei fuori di testa. Quando lavoravamo al tuo vivaio era diverso. Poi tu sei… bah! E tua figlia deve mangiare la carne e non le serve che la mamma vada ancora in galera.
Rina: (va alla finestra. Pausa) E’ già buio... Sarebbe bello avere un’astronave, ma non abbiamo soldi nemmeno per un pezo di carne. Io partirei anche subito per la Piccola Terra… Sei proprio una mentecatta. (pausa) L’hanno detto chiaro e tondo: se mia figlia non mangia la carne un giorno si e uno no me la portano via per sempre. (pausa) Se almeno avesse un padre. (pausa) Andiamocene…
Silvana: No, tu gli potevi dire che sei povera e che…
Rina: e che cosa che?
Silvana: …è che tu sei stata in carcere, ma potremmo chiedere a questo padrone di casa, magari oggi è Carnevale, è gioioso, dicono sia un burlone, una brava persona, magari un eccentrico e… tu ci sai fare con le piante, i fiori… tuo padre ti ha spiegato sin da quando eri bambina ogni cosa…
Rina: (definitiva) zitta. Non ti dimenticare poi che alle nostre spalle c’è un grosso problema. (guarda dietro al divano)
Silvana: anche prima c’era. Se l’avessimo rapito per davvero il padrone di casa, (indica dietro il divano) questo qui ci avrebbe riconosciute, capisci? Noi non siamo affatto tagliate per queste cose… (pausa) a tutto c’è rimedio, vedrai. E smettila con questa faccia tetra, se ti vedesse tuo padre, ti prenderebbe a schiaffi.
Rina: prima dovresti tirarlo fuori dalla bara.
Silvana: io tiro fuori dalla bara il tuo cervello, che è fuso da tempo, da quando hai conosciuto quel cretino! Hai rubato in un supermercato e sei finita dentro, capisci, un supermercato? E poi ora volevi fare un rapimento!

Pausa


Scena III

Silvana: cosa facciamo?
Rina: ci sto pensando.
Silvana: c’è poco da pensare, risolviamo la questione del maggiordomo qui dietro, diciamo la verità! Diciamo al padrone di casa che abbiamo bisogno di carne per Teresa, e anche un po’ per noi….
Rina: (senza averla ascoltata) rubiamo qualcosa… sono tutti di là nel salone!
Silvana: (con veemenza, definitiva) basta! Basta con queste idee! E per fortuna che quel cretino sta ancora in galera!
Rina: sentimi bene, Silvana: il maggiordomo però ci ha viste mentre lo colpivamo. A tutte e due! Come facciamo?
Silvana: (provocatoria, ironica) ammazzalo, mi sembra una buona soluzione!
Rina: abbassa la voce.
Silvana: ma chi ci sente, sono tutti al concerto in salone! Tuo padre ti ha insegnato a trattare i fiori, ti ricordi? Lo so che non ti sei scordata. Ogni giorno a tavola c’era un mazzetto, anche io ho lavorato con lui e poi con te e anche io ho amato i fiori, ma, insomma… poi tu hai fatto… non hai seguito la tua indole e ti sei messa con quel cretino, che l’unica cosa buona che ha fatto è stata…
Rina: (anticipandola) …ingravidarmi, me lo hai già detto.
Silvana: (provocatoria, indicando il maggiordomo dietro il divano) ammazzalo. Che fai, non lo ammazzi?

Ascanio si alza, lievemente impaurito. Le due non lo vedono.

Rina: qui nessuno ammazza nessuno. (Ascanio si calma) Dovevamo solo fare un rapimento.
Silvana: solo un rapimento, già, un semplice rapimento. (Pausa) Che facciamo?
Rina: andiamocene.
Silvana: non sono d’accordo.
Rina: io me ne vado e nessuno ci troverà, il maggiordomo non si ricorderà di noi, non potrà risalire ai nostri nomi. Andiamocene, presto!
Silvana: io rimango. (indica i suoi disegni) Venderò questi!
Rina: ciao.

Rina fa per andarsene, si accorgono Ascanio. Pausa. Triello. Rina indietreggia, Silvana sorride ad Ascanio.

Silvana: spero non le abbiamo fatto troppo male.
Ascanio: (toccandosi il bernoccolo) con cosa mi avete colpito?
Silvana: con… quello (indica l’oggetto pesante sul mobiletto), ma non volevamo, non era programmato nulla, noi volevamo solo…
Ascanio: si, si, si… lo so, ho sentito…
Silvana: cosa ha sentito?
Ascanio: quello che vi siete dette, signore.
Rina: tutto?
Ascanio: non sono mai svenuto.
Rina: ha finto?
Ascanio: vi prego di non colpirmi ancora, non sapevo che la vita dei maggiordomi fosse così avventurosa, dovrebbero chiedere un aumento. (incredulo) E l’oggetto non si è rotto, aperto? (le due gesticolano di no) Bene, bene… il signore ci tiene molto, è come se contenesse un tesoro… è così puerile… Come d’altronde sono un tesoro i suoi disegni che vedete qui e in tutto il resto della casa…
Silvana: noi abbiamo dei disegni. Vogliamo regalarli a… venderli, a un prezzo medio, alto… giusto. La carne, capisce?
Ascanio: la carne, si, capisco, vi ho ascoltate. Serve alla figlia della signora, Teresa, ma anche a voi due. Lei quindi è un’artista?
Silvana: io sono una… beh, si… no, però i disegni… sono un po’ acerbi…
Rina: ci vuole denunciare?
Ascanio: voi due non siete adatte a fare rapimenti, forse potreste trovare un’altra soluzione. Non credo che voi abbiate neanche mai letto un romanzo sui rapimenti o visto un film sull’argomento… voglio dire: io prima vi ho viste in faccia e questo non si fa coi rapimenti e poi sui disegni, signora Silvana, c’è il suo cognome… a meno che non sia un nome d’arte, l’avrei ritrovata presto. Avreste dovuto immaginarlo che il mio padrone di casa ha della servitù, una moglie… e un figlio che tra poco atterrerà davanti a quella finestra…
Silvana: sua figlia ha bisogno di carne, se no gliela portano via.
Ascanio: si si, certamente, il concetto è chiarissimo. Va bene. Ma se vi foste informate un pochino di più avreste scoperto che l’annuale festa di Carnevale che i miei signori ogni anno tengono qui si sarebbe consumata proprio in queste ore col solito concertino nel grande salone. Anche i signori sono in maschera.
Rina: noi possiamo benissimo andarcene e facciamo finta che non sia successo nulla.
Ascanio: potreste andarvene, è vero e scordarci di tutto. Però attendete ancora un minuto, signore. Volevo anche dirvi che io non credo che voi nella vita riuscireste a fare qualcosa estorcendo soldi. (Breve pausa) Io fino a dieci anni fa svolgevo attività un po’, come posso dire… particolari. Ero il gorilla del padrone. Prima di scoprire l’amore per la musica, lui era un poco di buono. E se dico un poco di buono, intendo davvero un poco di buono. E per questo gli servivo io come guardia del corpo. Ma l’arte, la musica, ha curato sia me che il mio padrone. E mi sono lasciato colpire dalla signorina con quello perché sono ormai completamente fuori allenamento. Sono ingrassato, un po’… canuto…
Silvana: tu non sei una guardia del corpo.
Rina: già.

Pausa, il volto di Ascanio resta indecifrabile.

Ascanio: non voglio dilungarmi sul passato mio e del mio padrone. Non fa nulla, non è importante, era solo per dirvi che voi siete giovani e che magari per la signora Rina sarebbe meglio lavorare con i fiori, come dicevate, invece del crimine, proprio come il mio padrone ha fatto con la musica o la signora Silvana fa con i suoi disegni che poi vorrei tanto vedere. Mi ero incuriosito, prima…
Silvana: andiamocene.
Rina: si…
Ascanio: quello che però dovete ancora sapere è che ora lui ha spostato tutti i suoi affari illeciti in astronavi.
Rina: (ironica) buon per lui, prima ti ho dato una botta troppo piccola in testa.
Ascanio: avete sentito dei nuovi pianeti simili al nostro? Dove noi possiamo respirare? Rispondetemi, per educazione almeno!
Rina: certo che lo abbiamo sentito.
Ascanio: qui fuori ci sono una dozzina di astronavi. Una di queste parte domattina. Vi farò intrufolare nella stiva. E al vostro arrivo nel nuovo pianeta, quello con l’aria buona e tutto il resto, un mio cugino vi verrà a prendere e vi porterà in una fattoria. Saremo nuovi coloni! Quelli che già ci sono, i coloni appunto, la chiamano La Piccola Terra, perché sembra la terra, ma è grande un terzo. Un terzo.
Rina: lo sanno tutti.
Ascanio: un nome sciocco, Piccola Terra, ma noterete che è estremamente simile alla nostra. Estremamente e non solo per l’aria. Nella fattoria allevano degli animali simili a quelli che alleviamo noi. Potrete lavorare là. Mio cugino vi fornirà l’alloggio e tutto il resto. E’ il viaggio che costa molto, io ve lo sto offrendo gratis! Andate tutte e tre. Là è pieno di fiori, signora Rina e qualcuno dovrà coltivarli! Non c’è manodopera su La Piccola Terra.
Rina: fiori… astronavi… cugini…
Ascanio: però io voglio partire con voi.
Silvana: che vuol dire?
Ascanio: da solo non ne ho il coraggio. So guidare un’astronave, l’ho fatto tante volte. Vorrei partire con voi, stare nella fattoria. Sul pianeta La Piccola Terra. Vorrei allevare le mucche e le pecore di lassù…
Rina: (ironica) partiamo subito, adesso!
Ascanio: bene, partiamo!
Silvana: (non ha capito la presa in giro) io voglio andare.
Rina: (ha capito la presa in giro) meglio trovare un lavoro qui, mi piacerebbe fare la fioraia qui. A me. I fiori della Grande Terra mi piacciono di più. Partite voi due e tu lascia scritto su un foglio che vuoi che io ti sostituisca come maggiordomo qui. In questa villona di ricconi, almeno saprò come sfamare mia figlia. Che ne dici?
Ascanio: ma io sto fuggendo, sto per rubare l’astronave! Sto rubando una astronave, non saprei altrimenti come arrivare sulla Piccola Terra: non ho i soldi per il biglietto, non sono mica ricco!
Silvana: dove sono le astronavi del padrone di casa?
Ascanio: affacciatevi alla finestra e le vedrete.
Silvana: (guarda fuori, verso la platea) ma dove sono? Tu ci stai prendendo in giro!
Ascanio: ma non le vedete? (chiude gli occhi) Rosse fiammanti, verde scuro con saette blu chiaro. Chiudete gli occhi e guardiamo le astronavi del mio padrone, con la sola forza dell’immaginazione. Ci infileremo là dentro e…
Rina: smettila…
Ascanio: (ride composto, poi) oggi è Carnevale, voi venite qui a rapire una persona - non vi denuncio, state tranquille -, ma almeno fatemi divertire un po’. Il mio padrone non vende astronavi, non ne sa nulla. Ne ha una come tutti, una volta ci siamo pure andati sul pianeta La Piccola Terra per una gita. E’ la verità, lo giuro. E mi piacerebbe per davvero allevare quegli animali, li ho visti per davvero: le pecore e le mucche di lassù sono simili alle nostre. E io lo so bene!
Silvana: Rina, ma perché questo tizio dice tutte queste sciocchezze?
Rina: non lo so, ma sto perdendo la pazienza!
Ascanio: il fatto vero è che il mio padrone qui ha delle fattorie di famiglia - non perdiamo la pazienza – sapete di queste fattorie? Mucche, maiali, pecore e galline. Di tutto! Se aveste fatto delle ricerche, avreste saputo che qui intorno ogni terra è sua e che si allevano animali e animali
Rina: non le credo.


Scena IV

Ascanio: (ride composto) siete delle criminali davvero davvero poco inclini al crimine: almeno informarvi su chi state rapendo!
Silvana: è un famoso musicista. E ricco!
Rina: e anche i suoi genitori erano musicisti. E i genitori della moglie erano insegnanti. Non possiedono nessuna terra, se non quella di questa villa, che ha un giardino molto poco curato.
Ascanio: (serio) va bene, adesso voglio essere serio, benchè la mia indole forse un po’ puerile, come mi dicono, non mi abbia aiutato a farvi capire che io…
Silvana: (interrompendolo) andiamo via, questo è un disco rotto.
Ascanio: (serio)no, no… io stavo cercando di intrattenervi un po’, stavo giocando come mio solito – mi definisco io stesso puerile - prima di svelarvi che io in realtà non sono il maggiordomo, ma…
Rina: (irritata) ma? Chi sei? Sei Polifemo, il Brucaliffo, chi sei? (lo spinge) Va bene, ho sbagliato a fare tutto questo, io e Silvana avremmo fatto meglio a chiedere un lavoro a questo signor Ascanio, il violinista. Così gli sistemavo il giardino.
Ascanio: ma…
Rina: ma basta.

Rina spintona Ascanio, che cade a terra, facendosi un po’ male. Non riesce ad alzarsi, è dolorante.
Silvana: una giornata assurda.
Ascanio: signore, vi prego…
Rina: stai zitto, imbecille.

Escono.


Scena V

Entra Riccardo.

Riccardo: signor Ascanio, che le è successo? Tutto bene?
Ascanio: si si, sono scivolato. Mi fa un po’ male qui… e qui…
Riccardo: le chiamo un medico, tra gli invitati ce ne sono.
Ascanio: no, no… veramente, ti dico, sto bene. Credo di aver esagerato. Volevo che le cose andassero in modo molto diverso. C’erano qui queste due giovani signore, e io stavo scherzando con loro, ma oggi i miei scherzi non hanno avuto come effetto una risata, ma…
Riccardo: cosa intende, signore?
Ascanio: avevo degli ospiti, qui, ma sono andati via… devo averli trattati male.
Riccardo: ma gli ospiti sono tutti di là in salone.
Ascanio: questi ospiti sono entrati dopo.
Riccardo: dopo non è entrato nessuno.
Ascanio: io, io, sono stato io ad aprire, Riccardo, ad accogliere questi ospiti, sai quelli dei disegni, che avevano telefonato.
Riccardo: non ricordo.
Ascanio: ricordo io, ricordo io. E sono scappate via ora e io che volevo aiutarle, che sciocco che sono stato.
Riccardo: è vero, lei a volte scherza un po’ troppo. Ma chi è scappato?
Ascanio: le due signore…
Riccardo: proprio ora due signore mi hanno chiesto del bagno… erano un po’ trafelate…
Ascanio: saranno fuggite da là.
Riccardo: poi mi spiegherà meglio. Ma perché è vestito così?
Ascanio: così come?
Riccardo: come me.
Ascanio: è Carnevale! Andrò a suonare così ora, Carnevale è la festa del sottosopra. Perché non vai a prenderti uno dei miei vestiti, Riccardo? Come ha suonato mia moglie?
Riccardo: un Elgar meraviglioso.
Ascanio: lo detesto. Vado a prendere il mio violino. Ci hai mai pensato se io fossi un gangster, oppure un venditore di astronavi? O uno che possiede fattorie?
Riccardo: no, signore, non ci ho mai pensato, l’ho sempre vista col suo violino o a fare scherzi. A proposito di astronavi, suo figlio sta per arrivare. Ha chiesto il permesso di parcheggiare qui davanti.
Ascanio: digli che va bene. Viene solo per l’aperitivo.
Riccardo: (indicando i disegni) cosa sono questi?
Ascanio: (con ovvietà infastidita) sono dei fogli, dei disegni. (ne prende uno, è colpito) Questa luna è… puerile… come il mondo d’altronde. Non la incornicerei mai, neanche questo sole, neanche questo, però quella Silvana, magari tra qualche disegno, tra qualche tempo… (prende un altro disegno) questo però… questa bambina che dorme, però… sembra che galleggi nel Cielo… forse è Teresa…
Riccardo: come scusi? Vuole che le chiami un medico?
Ascanio: è molto bella. (pausa) Non trovi anche tu, Riccardo?
Riccardo: si, direi che… si…
Ascanio: è un disegno davvero… bello… Non è puerile, anche se (sorride) ritrae una fanciullina. Le compro anche la luna, con gli amanti e i pipistrelli… vai a prendere due cornici giù in cantina e vedi se abbiamo anche delle cesoie, sai, attrezzi per il giardino, daremo a Rina i mezzi del mestiere…
Riccardo: faccio ciò che mi chiede, ma poi spero mi spiegherà chi è questa Rina e perché vuole appendere quei disegni che non sono all’altezza degli altri appesi…
Ascanio: (guardando Riccardo) ti spiegherò. (continua a guardarlo finché Riccardo ESCE. Poi si alza guardando i due disegni). Non immaginavo che si potesse fare così tanto, ma così tanto. Un rapimento. Avere fame di carne. Toglierò i disegni che ritraggono i miei genitori, non mi hanno mai spiegato cosa significasse avere fame. Il sole è tramontato da un po’ e mio figlio tornerà a breve. Neanche lui sa niente di questa fame, io e mia moglie non l’abbiamo mai avuta, a parte le volte che la cuoca si dimentica di andare dal macellaio. (guarda l’angolo in basso a destra di un disegno) Silvana firma anche col cognome, bene, le ritroverò presto.

Entra Riccardo con due cornici:

Riccardo: sua moglie ha finito di suonare, tocca a lei, venga! (lascia le cornici ed ESCONO. Da fuori:)
Ascanio: poi mettili al posto dei disegni di mio padre e di mia madre…
Riccardo: ma perché?
Ascanio: ti spiego dopo il concerto, vorrei vedere appesi i nuovi disegni durante l’aperitivo.
Riccardo: senz’altro. Gli attrezzi da giardino non li ho trovati, non so dove siano…
Ascanio: va bene, va bene…


Scena VI

Entrano Silvana e Rina, furtivamente, già nelle ultime battute dette da fuori:

Rina: sbrighiamoci…
Silvana: si, ci avrebbe scoperte subito se fossimo entrate dalla porta.
Rina: tu e la tua mania di firmare le tue croste…
Silvana: guarda, ci sono delle cornici.
Rina: beh?
Silvana: forse voleva metterci questi due miei disegni?
Rina: sbrighiamoci!
Silvana: aspetta, magari è come dico io, le misure combaciano!
Rina: ti sembra possibile che un famoso musicista estimatore di disegni incornici un disegno tuo per appenderlo?
Silvana: beh… no.

Silvana manipola l’oggetto sopra il mobiletto, ne escono monete d’oro

Silvana: sono d’oro, sono tante!

Le prendono aiutandosi con le tasche, i fogli, eccetera.

Riccardo fuori scena: preparate l’aperitivo, bibite ghiacciate e stuzzichini sui piatti d’argento. Il figlio del signore è appena atterrato e il concerto del signor Ascanio durerà solo mezz’ora, lo stesso tempo che ha avuto la signora con Elgar…

Silvana e Rina risistemano l’oggetto ed escono dalla finestra coi disegni e le monete.

Riccardo: e io devo ancora mettermi un abito del signore come maschera e cercare gli attrezzi da giardino. Il signore vuole che io scriva su un foglietto nome e cognome dell’autore dei disegni… lui l’ha scordato… si dimentica sempre tutto…

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Riccardo: è davvero un signore puerile, come si definisce lui stesso. E questa idea del giardinaggio proprio oggi alla festa di Carnevale, io a volte, credo… ma dove sono i disegni? (prende una cornice) Dove sono? (li cerca senza speranza. Apre il mobiletto, trova cesoie, grembiule e guanti: li prende e li appoggia sul divano. Si siede sul divano. Prende l’altra cornice) Magari mi ha fatto uno scherzo, d’altronde oggi sarebbe la giornata adatta, ma quando crescerà? (guarda fuori della finestra) Ma quella è l’astronave del figlio… si stanno preparando a ripartire, che strano… ma il figlio è nel salone, mascherato per giunta! Vado a controllare…

Esce

Epilogo

Entra Silvana

Silvana: (rimettendosi il grembiule e tenendo poi in mano guanti e cesoie, come nel Prologo) i fatti sono andati più o meno così. Ho dovuto un po’ inventare ogni tanto, o meglio immaginare quel che si sono detti il signor Ascanio e il suo maggiordomo. Ma è bene che ora vi sveli come finì questa storia.
Uscite dalla finestra con quelle monete andammo dal pilota del razzo, quello che aveva portato il figlio di Ascanio all’aperitivo, e gli dicemmo che lo avremmo pagato bene se ci avesse portate subito su La Piccola Terra. Quel pilota era un ragazzetto appena patentato, con voglia di fare bella figura e di guadagnarsi un extra. Insomma ci fece aaccomodare e andammo prima a prendere Teresa alla festa in maschera. Con tutti quei soldi avremmo potuto ricominciare. Io mi ricordavo solo un paio di piccole gite spaziali al liceo, e mai avevo sconfinato così a lungo in un viaggio che ci portò dove mai avremmo pensato di arrivare: sulla Piccola Terra, questo luogo meraviglioso, dove quasi tutte le terre sono ancora da scoprire, come anche i fiori che io, Rina e Teresa alleviamo. Fiori simili ai nostri, ma dalle forme e colori insoliti. Qui i fiori si aprono al sole dell’autunno e voi lo sapete bene amici miei che avete ascoltato la nostra storia. La primavera d’autunno è quel che veramente cercavamo, molto più della carne.

Fine