19 Giugno 2017

Il naso

Posted in Libri

Ho un nome. E un cognome. Non bastano. Una delle poche cose che mi rendono simile a voi che leggete, è il naso col quale pigio i tasti. Un braccio non l’ho, l’altro non ha la forma giusta per scrivere, ma per mettervi orrore. Le mie gambe infantili mi costringono su una sedia senza ruote: non mi permettono di muovermi.
Sono vissuto, vivo e forse vivrò sempre così.
I miei occhi guardano come i vostri, la mia testa contiene un cervello e mezzo. Questa metà in più è del fratello mio che esce

Ho un nome. E un cognome. Non bastano. Una delle poche cose che mi rendono simile a voi che leggete, è il naso col quale pigio i tasti. Un braccio non l’ho, l’altro non ha la forma giusta per scrivere, ma per mettervi orrore. Le mie gambe infantili mi costringono su una sedia senza ruote: non mi permettono di muovermi.
Sono vissuto, vivo e forse vivrò sempre così.
I miei occhi guardano come i vostri, la mia testa contiene un cervello e mezzo. Questa metà in più è del fratello mio che esce

da una mia tempia con un terzo occhio vitreo, non vivo. Il mio naso, per fortuna, mi consente di pigiare questi tasti.
Sono in un luogo che non conoscete, ma che potreste conoscere, perché lo conoscete: la mente fugge ciò che non vuole sapere: è un fatto così ovvio e non voglio parlarne.
Non sono sano di mente, mi hanno detto. Qualche psicosi mi porta a spasso in alcune ore della mia giornata. In quei momenti non esisto, in quanto non penso come mi piace. Come posso io pensare bene se sono l’orrore? Il mondo mi immagina come tale e anche se io non mi sento così, mi ci sento… E’ assurdo, pensate? I miei psichiatri hanno ragione, ho qualche seria psicosi. Ma adesso il mio naso sa quello che pigia, questo è un momento florido.
Un anno fa vidi un capezzolo ed ebbi la mia prima erezione motivata. Voi ne avrete avute migliaia di motivate, io solo quella. Un’infermiera s’inchinò per raccogliere un libro che mi era caduto dal tavolo, era un giorno d’estate. Lo vidi. Svenni, fu troppo per me.
Ho trovato un modo per masturbarmi, ma immaginerete che per me il sesso è un’ossessione. Quando in sogno immagino di avere un corpo normale, sempre stupro qualcuna o qualcuno. Sono pazzo. Vorrei essere nudo ora e farmi vedere da tutti e raccontare a tutti la mia vita. Se volete posso farlo ora. Vorrei tanto farlo.
Sono nato nel XXXX vicino a XXXXXXXXX. L’ostetrica mi tenne in braccio il giusto tempo per gettarmi su un lettino. Chiamarono l’Istituto dove sono ora e mi rinchiusero qui. Mia madre mi manda una lettera al mese, più o meno. Prima della guerra aveva un ristorante, ora lo ha chiuso.
La mia stanza ha finestre, ma non le ha. Quando mi affaccio sul bel giardino, ho le sbarre che deturpano il paesaggio… Anche senza sbarre non potrei suicidarmi. Non posso essere libero, neppure se mi costringessero. Ho il pannolino, così che gli infermieri non debbano passare troppo tempo con me. Ho un amico, allo specchio. Si, sul mio tavolo c’è uno specchio… Quindi mi osservo. Sono così abituato a guardarmi che mi trovo perfino carino nel mio genere.
O Dio, perché mi hai fatto vedere quel capezzolo! Non riesco a reggere l’idea che sia possibile vedere con i propri occhi il seno. Posso impazzire. Infatti sono pazzo, mi dicono. E non hanno torto. Da quel giorno tutto peggiorò. Ho raccontato il fatto al mio psichiatra e ha sorriso. Credo che abbia solo intuito il mio problema, il mio svenimento. Svenni e mi risvegliai poco dopo, con il dottore di turno che mi stava visitando. Il dottor XXXXXXXXX ha gli occhi così inutili e all’ingiù, che sembra  non accorgersi di me, di quanto sono lontano. Di quanto lui mi senta lontano.
Ma, mi domandai, dov’è quell’infermiera? O meglio quel capezzolo? Infatti ora non mi ricordo quale fosse l’infermiera, questo non mi ha mai interessato. Tutto intorno a quella dolce sporgenza del seno non è a fuoco. Non FU a fuoco e non la ricordo ORA.
Venitemi a trovare… Quando mi capita di chiacchierare le psicosi scompaiono, divento perfino simpatico! Il mio senso dell’umorismo esce fuori, perfino il mio terzo occhio ride.
Io vorrei semplicemente fare. Ma non posso.