18 Giugno 2017

Parf Knapaz

Posted in Aforismi e Witz

Artista (n. 1940)

∼ Alla base del cavallo ci sono gli zoccoli...

∼ Alla base del cavallo ci sono gli zoccoli...

∼ Ha messo la testa a posto. In un cassetto, coi calzini.


∼ 7 per 7 fa quarantanove anche nel regno dei cieli.


∼ La vita è fondata nel contrasto: come quando non ti va di portare fuori il cane a cui vuoi tanto bene.


∼ L’unico cocomero da non mangiare è quello caduto dall’albero.

 

∼ Se Dio esistesse le lucertole non dovrebbero stare sempre al sole: Dio avrebbe messo un piccolo sole sopra ogni lucertola.


∼ A volte gli uccelli non volano e ci si fa il brodo.


∼ Quando tutto si asciuga, si possono ritirare i panni.


∼ Meglio della rosa è il suo gambo, che è radicato in terra. Per nulla vanitoso, cosciente della gravità e del compito.


∼ Alla fine dei giochi, rimetti i pezzi nella scatola.


∼ Se precipiti dal precipizio non ti frantumi nel frantoio.


∼ Mettiamo che io ami tanto le mele gialle. E mettiamo che io le ami proprio tanto e quindi mi tatui una bella mela gialla sul polpaccio. Mettiamo che poi scopro che le mele rosse sono molto più buone e inizio a mangiare solo quelle. Capite? Il tatuaggio non contempla la trasformazione.


∼ Peggio di un ventenne sono due ventenni.


∼ Si fece tre piercing sul viso. Li tenne per del tempo, poi li tolse, ma non poteva più bere perché l’acqua gli usciva dai buchetti: fu quindi costretto a tenersi i piercing per sempre.


∼ Conosco giovani che hanno imparato perfettamente l’inglese, perché l’inglese è importante, e ora il loro unico argomento di conversazione in lingua inglese è l’inglese. Perché è importante.


∼ Il problema dei ventenni sta nella loro incresciosa mancanza di anni. Invece il problema dei trentenni e oltre sta nel loro voler conservare lo status di giovane ventenne. Ne consegue che il problema grosso al giorno d’oggi consiste nell’idea stessa di ventenne.


∼ C’è chi porta i pantaloni a zampa perché ama gli anni ‘70. Quindi io che amo la pasta mi devo vestire da rigatone?


∼ Tanto sono belli, splendenti e meravigliosi gli adolescenti, quanto tremendi, banali e superficiali i ventenni, che poi raramente risorgono nel trentennio e che spesso si riducono a gagaga nel quarantennio.


∼ Se ti viene voglia di saltare, salta. Alla peggio ritornerai sul pavimento.


∼ Ecco che, dalle tenebre, la luce! Quella del frigo, ma è pur sempre un buon inizio!


∼ Ma cosa parla a fare la gente se non gli suda il cervello?


∼ E nuoti e nuoti per del tempo, sudando e sudando, e poi ti accorgi che lo stai facendo nella merda. E allora ne esci e gridi agli altri: è merda, è merda! Qualcuno esce subito, qualcuno ci pensa sopra e altri invece fanno le immersioni.


∼ Lo yogurt e la farfalla si guardarono a lungo, ma non si compresero.


∼ La performance sta allo spettacolo come la buccia sta alla banana.


∼ Il teatro non è pulizia. Ikea è pulizia.


∼ Accadueo sta all’acqua come le storie stanno al teatro.


∼ Definisco dadaista qualunque artista che sostenga, di principio, che una caccola su una tela può essere considerata arte e non semplicemente una caccola su una tela. Dato che, dice il dadaista, il borghese questo non l’avrebbe mai fatto. Perché il borghese le caccole le mette nel fazzoletto.


∼ L’arte contemporanea non riguarda la vita, ma l’arte contemporanea.


∼ Agli artisti sè dicenti: (quella che sto per dire è una metafora, ve lo anticipo) tagliare una fettina di carne non fa del tagliatore un macellaio.


∼ La cosa bella del dadaismo è che è finito.


∼ Quando pensi di essere arrivato e affermato, infilati le dita nel naso e vedrai che ci sono ancora tante cose da scoprire.


∼ Quando avrò paura di perderle, vi giuro, metterò le mie iniziali sulle camicie. Ma ho ancora buona memoria.


∼ Certe cose non accadono perché non ci va che accadano. Come mangiare le formiche, ascoltare brutta musica, amarti.


∼ Il bottone ebbe paura, ma per fuggire gli mancavano ago e filo.


∼ Ci si può sforzare, è vero, ma con uno spaventapasseri non ci si può ballare.


∼ In ogni stella c’è un omino che la lucida.


∼ A volte un sassolino lanciato nello stagno acceca un occhio a un pesce.


∼ Il palloncino scoppierà, l’aria dentro no.


∼ E’ tutto davvero buffo, come sperare che la regina di fiori esca dal mazzo e ci baci.


∼ Le sculture affogano.


∼ Mentre Atlante regge il mondo, non può scrivere poesie.


∼ La poesia è un albero scosso da cui tutti si aspettano le sue mele.


∼ Più triste della luna calante solo una brezza uccisa dall’inverno.


∼ Talvolta si inspira talmente forte che il sangue ci va in burrasca.


∼ Il nulla è assenza di metafore.


∼ Meno polemici, più polisemici!


∼ Una volta ho mangiato un caldo insopportabile che mi ha bruciato lo stomaco. Bevvi allora due bicchieri di freddo polare. Tutto si sistemò. Per un pò.


∼ E il grillo disse alla grilla, saltiamo? E così fu, ma saltarono troppo in alto e un uccello li prese al volo. Ma poi un gatto mangiò l’uccello. E qui finisce la storia perché il cane era alla catena.


∼ In fondo al tunnel non c’è luce se è notte.


∼ Il freno a mano è un’invenzione del cattolicesimo.


∼ C’è gente che lecca il gelato invece di leccarsi le ferite e muore dissanguato.


∼ La cosa noiosa del quadrato sono quei quattro angoli di 90 gradi. Mai 89, 92 gradi: solo 90. E quei lati, poi, non potrebbero allungarsi e restringersi come elastici? Potrebbe insomma un quadrato essere un quadrato nel divenire?


∼ Ha più senso cadere dalle scale in nome di Eraclito che tatuarsi panta rei.


∼ Talvolta è meglio lasciar stare, se no ci si innamora.


∼ Forse alla radice dell’esistenza umana manca semplicemente l’acqua.


∼ Il brutto del cerchio è che ricomincia.


∼ L’importante nella vita è lasciarsi la morte alle spalle.

 

∼ Se lanci in aria una buccia di banana gli uccelli non ci scivoleranno sopra.


∼ Liberarsi dei calzini bucati sembra un compito semplice, ma quando poi la mano deve lasciarli cadere nel secchio, ecco che i diavoletti coboldici stridugliano nell’arpicaglio bavisco, e noi là a piagnucolare.


∼ “Ho capito tutto”, disse Hegel, “Non hai capito niente!”, disse Nietzsche, “Buh!”, disse allora Hitchcock.